Le immersioni con gli squali sono tra le più ambite dai subacquei ed è perciò comprensibile che annoverare questa straordinaria attività tra quelle offerte dal nostro PADI Dive Resort sull'isola di Pico sia per noi una fonte di grande entusiasmo.
Se trovi la cosa interessante, puoi saperne di più visitando la pagina del nostro sito dedicata allo Shark Diving.
Qui nel Blog invece, vorrei cogliere l’occasione per raccontare l'esplorazione che ha preceduto l'attività commerciale e descrivere le emozioni che ho vissuto io stesso in acqua con gli squali.

Verdesca (foto di Jan Reyniers)
Tutto nasce nel 2009 dall'incontro con il fotografo professionista Jan Reyniers, che ottiene tramite noi un permesso speciale per la realizzazione di immagini subacquee di balene, capodogli e delfini. Interessato anche ad altri soggetti, Jan ci chiede se conosciamo siti di immersione dove sia possibile incontrare gli squali.
La mia risposta è sincera. Nel corso di ogni stagione vediamo qualche Squalo martello durante la navigazione, ma mai durante le immersioni costiere o durante le uscite di Whale Watching o di nuoto con i delfini abbiamo avuto occasione di incontrare gli squali.
Per nulla scoraggiato dalla mia risposta, Jan ci propone di giocare la carta dei monti sottomarini e dei banchi fuori costa e, da quel giorno di 2 anni fa, ha avuto inizio l’esplorazione che ci ha permesso di capire quali squali frequentano le nostre acque, in che stagione e dove.
Il risultato è straordinario, dato il successo con il quale riusciamo a incontrare due specie di squali che raramente frequentano le coste e che sono capaci di migrazioni attraverso interi bacini oceanici - la Verdesca (Prionace glauca) e il Mako (Isurus oxyrinchus).
Incontro con un Mako (foto di Jan Reyniers)
Gli incontri con la Verdesca e il Mako avvengono nel blu, poiché che la profondità dei banchi e dei monti sottomarini da loro frequentati qui da noi a Pico (Azzorre) è intorno ai 150-200 metri.
Dopo 2 anni di esplorazione, per un totale di quasi 50 immersioni effettuate in diversi periodi della stagione, nel mese di settembre 2010 arriva il momento di tirare le somme: in agosto e settembre la percentuale di successo dele nostre immersioni con la Verdesca è del 100% e incontriamo il Mako nel 30% dei casi.
Lo spuntino delle Verdesche (foto di Jan Reyniers)
Per festeggiare il risultato mi unisco a Jan Reyniers e al mio team subacqueo per incontrare personalmente i nostri squali. La cosa mi incuriosisce anche se, sinceramente, squali e immersioni non fanno parte del mio lavoro. Io mi occupo di balene e delfini e sono loro la mia passione da quando ero bambino.
Di conseguenza, entrerò in acqua con gli squali senza provare il richiamo viscerale che anima molti altri subacquei.
Dopo circa un’ora di navigazione raggiungiamo il sito di immersione e iniziamo le operazioni di ‘chumming’. I nostri squali vivono in profondità e, essendo pesci, non hanno bisogno di tornare in superficie per respirare. Per convincerli a risalire dagli abissi e avvicinarsi alla barca dobbiamo fornire loro un buon motivo. Cibo, per esempio.
Passa mezz’ora, poi un’ora e ancora niente. Mi viene in mente che quando usciamo in barca per incontrare i cetacei non stiamo semplicemente ad aspettare che arrivino da noi. Cerchiamo di avvistarli, di scorgere i soffi di balene e capodogli o gli ‘splash’ dei delfini.
Sarà deformazione professionale ma, complice il caldo, mi viene in mente che invece di aspettare passivamente l’arrivo degli squali potrei entrare in acqua e cercare di avvistarli nel blu.
Detto, fatto. Muta, pinne e maschera e scendo dalla barca.
Descrivere con un preciso senso logico quello che succede dopo va al di là delle mie possibilità di modesto scrittore. Sono pensieri qua e là, sensazioni ed emozioni senza un vero filo conduttore ed è solo così che posso provare a raccontarle.
Osservazione 1 – Di per sé, nuotare su 200 metri di fondale è uguale ad averne sotto 30 o 40, così come è uguale a nuotare in acque profonde 2 o 3 km.
In tutti questi casi non vedi il fondo del Profondo Blu.
Osservazione 2 – Nuotare su 200 metri di fondale aspettando che arrivi uno squalo non è come nuotare e basta. In qualità di improvvisato ‘avvistatore’ di squali, cerco di scorgere il minimo movimento in profondità, con la consapevolezza che la barca sta lasciando una scia appetitosa che finora non ha mai fallito nell’attirarli.
Osservazione 3 – Fare da ‘esca’ non mi annoia e il tempo vola. D’altro canto, non lo giudicherei nemmeno divertente perché, non mi vergogno ad ammetterlo, sono un po’ teso. Mi sorprendo a pensare che preferirei si avvicinasse per prima una Verdesca piuttosto che un Mako. Jan, invece, vuole decisamente un Mako.
Ogni volta che dalla barca mi chiedono se vedo qualcosa, mi accorgo che rispondo velocemente per tenere la testa fuori dall’acqua il minor tempo possibile.
Osservazione 4 – Vedo un’ombra. No, forse no. Sì, decisamente. E’ uno squalo.
Lo scorgo appena ma è di sicuro uno squalo. Nuota in profondità, sempre alla stessa quota.
Sono indeciso se dire a Jan di entrare in acqua o aspettare di capire che squalo sia, ma è un’indecisione che dura solo un paio di secondi perché all’improvviso lo squalo punta dritto verso la superficie.
Osservazione 5 – Non ho mai visto nessun animale risalire verso la superficie così velocemente.
E’ quasi irreale. In un istante, infatti, l’ombra diventa una sagoma perfettamente definita.
E’ decisamente un Mako.
- Jan! Jan! Get in the water! – e poi subito la faccia in acqua per non perderlo di vista.

...decisamente un Mako (foto di Jan Reyniers)
Osservazione 6 – Uhm, e adesso? Adesso il mio Mako ha sullo sfondo altre sagome. Sono tre Verdesche, ancora lontane.
Mi concentro sul Mako. Non è molto più grande di me, direi al massimo 2.5 metri. E’ a circa 5 metri da me e mi chiedo quanto ancora si avvicinerà.
A vederlo così da vicino noto subito una certa somiglianza con lo Squalo bianco. Appartengono infatti alla stessa famiglia (Lamnidae). Mi impressiona la sua muscolarità e il muso.
Vedo distintamente i denti ma, onestamente, non sono la cosa che mi colpisce di più.
Non faccio assolutamente niente e aspetto. Nel metro di approccio successivo, Il Mako vira alla sua sinistra e torna in profondità.
Non mi lascia da solo, però, perché nel frattempo sono arrivate sia le Verdesche che Jan.
Osservazione 7 – Beh, che dire... le Verdesche sono bellissime! Fusiformi, leggiadre e dall’aspetto meno minaccioso rispetto al Mako. Decisamente curiose, se si evitano movimenti bruschi si avvicinano moltissimo.

Le verdesche sono curioso e si avvicinano molto ai subacquei (foto di Jan Reyniers).
Jan è con il Mako a circa 15 metri di profondità e io lo seguo dalla superficie. Quando il Mako se ne va, Jan risale e inizia a fotografare le Verdesche.
Per me è ora di tornare in barca e lo faccio con una una sensazione che conosco bene. E’ la sensazione di aver vissuto un’altra straordinaria avventura nell’oceano, che racconterò mille volte e non dimenticherò mai.
Enrico Villa - CW Azores