No, non volano. La picchiata è dalla superficie del mare fino agli abissi.
Il Capodoglio, infatti, si nutre preferenzialmente di calamari della zona mesopelagica, quella che partendo dai 200 metri arriva fino a 1 chilometro di profondità.
Questo in termini generali, perché è noto che il Capodoglio possa immergersi in apnea fino ad almeno 2 km di profondità!

Per partire in picchiata verso gli abissi, il Capodoglio prende la rincorsa, immergendo per prima cosa la testa e portandosi successivamente in posizione verticale con la coda fuori dall'acqua. In questo modo sfrutta l'effetto della forza di gravità (che agisce sulla coda) per vincere la forza di galleggiamento dovuto al famoso Principio di Archimede (secondo il quale un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del volume di fluido spostato... e il Capodoglio è decisamente voluminoso).
Da quando i suoi antenati zampettavano sulla terraferma, circa 50 milioni di anni fa, il Capodoglio di strada ne ha fatta molta sull'impervio sentiero dell'evoluzione. Le sfide dettate dall'ambiente marino, uguali per tutti gli animali che abitano l'oceano, lo hanno portato ad assomigliare superficialmente a un pesce, un fenomeno noto come convergenza evolutiva. Ciononostante, come tutti i Cetacei, resta pur sempre un mammifero e, come tale, oltre ad allattare i propri piccoli necessita di tornare di tanto in tanto in superficie per respirare aria.
E' proprio in questa circostanza che il Capodoglio ci permette di osservarlo dalla barca, durante il tempo in cui rifiata per poi tornare a caccia di calamari (giganti e non), attività che lo occupa per circa il 70% del proprio tempo.
Una domanda potrebbe sorgere spontanea. Ma a 1 km di profondità non sarà troppo buio per trovare i calamari? In effetti è proprio buio pesto, ma non per questo il Capodoglio è costretto a cacciare "alla cieca". Ben prima che Homo sapiens (l'uomo) con la sua tecnologia fosse in grado di realizzare il primo sonar, Physeter macrocephalus (il capodoglio) pattugliava già gli abissi con disinvoltura utilizzando il proprio sonar naturale.
Il meccanismo è noto come ecolocalizzazione. Il Capodoglio, come gli altri Odontoceti (i cetacei con i denti) è in grado di produrre onde sonore sotto forma di "click" che, dopo aver colpito un bersaglio (per esempio, un calamaro), rimbalzano e tornano indietro sotto forma di eco.
Ricevute attraverso la mascella inferiore e passando dall'orecchio, le informazioni sonore sono poi elaborate dal cervello che restituisce un'immagine precisa del bersaglio stesso.

Foto scattata dal fotografo George Karbus
Nella foto di sopra puoi vedere il Capodoglio in tutta la sua magnificienza.
Il grosso naso contiene un olio chiamato spermaceti, che funziona come una grande lente focale per la produzione di suoni direzionali, intensi e precisi. Sono i famosi "click" di cui parlavamo prima.
I Capodogli sono presenti alle Azzorre durante tutto il corso dell'anno e sono compagni abituali delle nostre uscite di Whale Watching.